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L’arte è una questione biologica ?


Conviviale del 2 Febbraio 2012. Presso l’Hotel Miramare di Santa Margherita Ligure.

Il prof. Emilio Maura si presenta come primario di psichiatria presso l’ospedale San Martino di Genova. In effetti ha molti altri incarichi non meno prestigiosi nell’ambito medico, didattico e culturale. A favore di quegli assenti che hanno perso una serata affascinante, ecco una breve sintesi di quanto abbiamo ascoltato ieri sera.

Con i nostri 25.000 geni, non abbiamo spazio da sprecare nella trasmissione di caratteri ereditari inutili ai nostri discendenti. Ma allora la capacità di esprimere arte, ossia una facoltà che solo la specie umana possiede, perché è biologicamente così importante da dover essere trasmessa insieme con il nostro patrimonio genetico ? Perché l’arte è un fondamentale strumento di sopravvivenza per la specie umana. Ogni specie sviluppa caratteristiche che servono a sopravvivere; tutto quanto non serve, si perde. L’uomo non ha artigli, ha cinque sensi molto limitati rispetto ad altre specie animali, soffre il freddo ed è fisiologicamente delicato, preda di malattie di ogni tipo, ma ha un cervello di gran lunga più sviluppato. Insomma è noto che l’uomo non è sopravvissuto per la propria prestanza fisica ma per la capacità di adattarsi grazie all’intelligenza.

Ci sono due “laboratori” nei quali la specie umana ha dovuto sviluppare la propria civiltà e benessere. Il primo è la scienza. E’ intuitivo che usando la matematica e il pragmatismo della ricerca scientifica l’uomo ha migliorato la propria condizione. Ma non c’è ricerca scientifica, non c’è sviluppo e non c’è crescita senza quella componente della mente umana che, paradossalmente, fugge dalla matematica e dal rigore scientifico ma si inoltra nell’esplorazione, nel provare sentimenti, emozioni, strumenti di comprensioni fuori dagli schemi, spesso contro tutto e contro tutti. Questa è l’arte.

Se si analizza l’arte come l’insieme di tutte le molteplici forme di comunicazione dagli albori fino a tutte le forme espressive di oggi, ci si rende conto che a partire dall’uomo sapiens sapiens che disegnava scene di caccia sulle pareti di una caverna, l’arte è il bisogno biologico di comunicare ai propri simili sentimenti, emozioni, sensazioni. E non è un vezzo, una stravaganza; l’arte attinge agli strati più profondi della coscienza. In duemila anni di arte, l’analisi della essenza umana è diventata sempre più profonda, sempre più efficace, sempre più rivelatrice. Ha preso spesso strade nuove, inesplorate. Ha fornito nei secoli chiavi di lettura di enorme valore per comprendere la nostra stessa natura umana. In altri termini, la ricerca dell’espressione artistica in quanto innovativa ha fornito mattoni per la crescita culturale e dunque propedeutica allo sviluppo della società umana. Assunte queste determinazioni, che il Prof. Maura ha ammesso non sono universalmente accettate dal mondo scientifico, ci si è domandato perché l’innovazione artistica non è una facoltà molto diffusa tra esponenti del genere umano ma piuttosto si concentra in un numero relativamente esiguo di persone. Premesso che la facoltà innata di produrre arte è di tutti, produrre arte che entra nella cultura umana è però la combinazione di alcuni fattori che non tutti riescono a sviluppare insieme. Creare una forma di espressione che entra nella cultura diffusa è infatti la somma di una spiccata capacità di comunicare i propri sentimenti unitamente ad una forte curiosità e, non ultima, una certa dose di estro che spesso attiene a forme di comportamento sottilmente patologiche.

In termini grossolani ma chiari, l’innovazione artistica si sposa con una più o meno romantica forma di follia. Il termine follia non è assolutamente calzante, tuttavia è noto come i grandi autori che hanno stravolto gli schemi artistici del loro tempo, apportando elementi nuovi e spesso sconvolgenti, soffrivano di forme patologiche di comportamento che finivano per esaltare le loro attitudini alla creazione di arte. E questo rafforza l’idea che l’arte è biologica. Se così non fosse, se non fosse così importante, non sarebbe così legata alla fisiologia e biologia del corpo umano, segnatamente alla biologia del cervello. La teoria del BIG BANG, quando presentata per la prima volta, era talmente sconvolgente per la comunità scientifica che sollevò indignazione. Non era “comprensibile” in quanto era fuori dagli schemi, richiese inizialmente una forte dose di rimodulazione della propria percezione da parte della comunità scientifica prima, da parte del pubblico poi. Pablo Picasso venne ritenuto pazzo quando iniziò lo studio della figura umana sdoppiandone i volti. I due eventi sono gemelli; in entrambi il rigore scientifico, la prassi, la tradizione di pensiero e di arte vennero improvvisamente messe da parte per addentrarsi nella introspezione delle più recondite sensazioni umane. Questo è sviluppo del pensiero, è evoluzione.

 

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